La giornata di ieri è iniziata con il secondo dei tre appuntamenti che
il Festival ha dedicato alla memoria dell'amico Sauro Peducci,
scomparso improvvisamente lo scorso Maggio. Questa volta al Museo Greco
erano attesi Danilo Rea e Renato Sellani, impegnati in un duo di
pianoforti. I due, benchè appartenenti a due generazioni diverse,
l'ottantenne Sellani potrebbe essere padre del quasi cinquantenne Rea,
sono umanamente molto vicini ed entrambi erano molto amici di Sauro
Peducci. Il loro concerto dedicato alla memoria dell'amico scomparso è
stato tra i più belli mai suonati in quella sede. La fantasia e carica
emozionale di Rea si sono perfettamente integrate nella eleganza e
delicatezza delle soluzioni di Sellani, formando un tutto unico che ha
fatto suonare i due pianoforti come una cosa sola. Splendido anche il
repertorio proposto, quasi tutto formato da indimenticabili melodie
della miglior canzone italiana, rivisitate con amore in un linguaggio
comunque sempre molto swingato che ha dato loro nuova vita.
Meritatissima la standing ovation che il numerosissimo pubblico ha
decretato ai due pianisti.
Dalle 16 in poi una bella serie di concerti ha caratterizzato il
pomeriggio del Festival al Palazzo del Popolo, prima il quartetto di Lew
Soloff con Joe Locke al vibrafono che infiammava il pubblico della sala
dei 400, poi l'energia fresca e potente del quinetto di Roy Hargrove
alla Sala Expo, poi ancora alle 18,30 nuovamente nella sala dei 400, il
coro gospel di Dr. Charles Hayes ad alzare il proprio canto fino al cielo.
Alle 21 al Mancinelli, ancora una volta stracolmo di pubblico, si
concludeva con Uomini in Frac l' omaggio che il Festival ha dedicato
alla canzone italiana. Nato da un progetto dell' Ater di Correggio
dedicato alla contaminazione tra jazz e canzone d' autore, e affidato
musicalmente a Furio di Castri, Peppe Servillo e al modenese Giovanni
Lindo Ferretti, lo spettacolo era interamente dedicato a Domenico
Modugno, giustamente considerato il più importante autore italiano di
canzoni della sua generazione. Le indimenticabili melodie e testi di
Modugno sono stati usati come trampolino di lancio per la costruzione di
un universo sonoro molto emozionante e godibilissimo, tutto giocato tra
la garbata ironia e il profondo rispetto. La creatività e la fantasia
dei musicisti coinvolti: oltre ai già citati Di Castri, Servillo e
Ferretti, Fausto Mesolella, chitarrista degli Avion Travel, i notissimi
Gianluca Petrella, Javier Girotto, Danilo Rea, e il fantasioso
batterista Cristian Calcagnile hanno trovato ampio spazio di azione,
arricchendo lo spazio sonoro di spunti solistici e di momenti di grande
energia collettiva che hanno decretato il pieno successo della proposta.
A mezzanotte l' attenzione del pubblico del Festival si spostava
nuovamente alla sala dei 400 dove era previsto il primo di due concerti
del trio di Stefano Bollani. Il gruppo esiste da più di un anno e ha
ormai raggiunto vertici di integrazione ed interplay di assoluto livello
mondiale, in effetti si può facilmente sostenere che è allo stesso
livello dei trii di Brad Mehldau o l' E.S.T. di Esbjorn Svensson o il
Doctor 3 di Danilo Rea. La poesia e la musicalità e la fantasia di
Bollani hanno trovato nella ritmica dei danesi Jesper Bodilsen e Morten
Lund, rispettivamente al c.basso e alla batteria, un naturale
complemento, anzi in realtà un vero arricchimento. Particolarmente
ineteressante il lavoro di Lund, apparso batterista completo e
fantasioso, attentissimo alle dinamiche, sempre in sintonia con il
lavoro del pianista e soprattutto mai debordante o sopra le righe. Sia
che dedicasse la propria attenzione a melodie prese dalla tradizione
danese del dopoguerra, piuttosto che alla canzone italiana d'autore o
agli standards jazz, il gruppo ha saputo creare momenti di lirismo
assoluto, utilizzando un liguaggio jazz modernissimo nel quale le doti
di ognuno dei singoli si sono fuse in tutto unico armonioamente
integrato. C'è grande attesa nel pubblico del jazz per la prossima
uscita del nuovo CD del gruppo per la ECM.
Giovanni Serrazanetti